La Corte Costituzionale rigetta la questione sulla legittimità dello “Spalma Incentivi”

La Corte Costituzionale si è pronunciata in merito alla questione di legittimità del Decreto Legge n. 91 del 24 giugno 2014, meglio conosciuto come Spalma Incentivi, sollevata da Assorinnovabili con un’azione legale di fronte al TAR del Lazio. La Corte Costituzionale ha dichiarato infondata la questione di legittimità costituzionale del Decreto e si attende la pubblicazione delle motivazioni della sentenza affinché gli operatori del settore fotovoltaico possano decidere di ricorrere eventualmente alla Corte Europea di Strasburgo.

Il decreto Spalma Incentivi

Il cosiddetto Decreto Spalma Incentivi, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 268 del 18 novembre, prevedeva all’articolo 26 una rimodulazione dell’incentivo per gli impianti di potenza nominale superiore a 200 kW incentivati in Conto energia, a decorrere dal 1° gennaio 2015.

Entro il 30 novembre 2014, i titolari di impianti fotovoltaici avevano la possibilità di scegliere come rimodulare il proprio incentivo secondo 3 opzioni:

  • Opzione A: estensione da 20 a 24 anni del periodo di incentivazione, a fronte di una rimodulazione della tariffa dipendente dalla durata del periodo incentivante residuo, secondo le percentuali della Tabella Allegato 2, Dl 91/2014;
  • Opzione B: mantenimento del periodo di erogazione ventennale a fronte di una riduzione dell’incentivo per un primo periodo e di un corrispondente aumento dello stesso per un secondo periodo stando a percentuali definite dal Ministero dello sviluppo Economico del DM del 17/10/2014;
  • Opzione C: mantenimento del periodo di erogazione ventennale a fronte di una riduzione percentuale fissa del 6/7/8% a seconda della taglia degli impianti.

In assenza di comunicazione entro i termini previsti, il GSE applicava automaticamente la terza opzione.

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Il ricorso sulla costituzionalità del Decreto

A giugno 2015, AssoRinnovabili insieme a Confagricoltura e a oltre 1.100 aziende coinvolte nel settore fotovoltaico, ha sollevato la questione della legittimità costituzionale dello Spalma Incentivi di fronte al TAR del Lazio, che ha deciso di accogliere l’istanza e lasciare l’ultima parola alla Corte Costituzionale.

La questione della legittimità del decreto è stata anche avvallata dal presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida che ha dichiarato che “violerebbe sia le norme costituzionali in materia di retroattività e di tutela dell’affidamento, sia gli obblighi internazionali.” Come riportato in un comunicato stampa dell’associazione Assorinnovabili, il Professor Onida afferma quanto segue:
“Da un lato, la misura in discussione, qualora approvata, si configurerebbe, infatti, come un intervento su rapporti di durata già cristallizzati in contratti di diritto privato (le convenzioni con il GSE), o comunque su decisioni già assunte dai produttori, che hanno effettuato investimenti e contratto oneri in base a previsioni economiche di cui l’aspettativa dell’incentivo è parte determinante. Ciò risulterebbe in contrasto con i limiti costituzionali alla retroattività delle leggi, con il principio – connaturato allo Stato di diritto e riconducibile agli artt. 3 e 41 della Costituzione – di tutela dell’affidamento legittimamente sorto nei soggetti che hanno avviato un’iniziativa energetica, nonché con l’esigenza di certezza dell’ordinamento giuridico.
Dall’altro lato, lo “spalma incentivi” apparirebbe in conflitto con gli obblighi internazionali derivanti dal Trattato sulla Carta Europea dell’Energia (reso esecutivo in Italia con la legge 10 novembre 1997, n. 415), e quindi anche con l’art. 117, primo comma, della Costituzione, poiché violerebbe l’impegno assunto dagli Stati firmatari (tra cui l’Italia) ad assicurare agli investitori “condizioni stabili” oltre che “eque, favorevoli e trasparenti”, per lo sviluppo delle proprie iniziative. Ciò impone che gli investimenti, che devono godere della “piena tutela e sicurezza”, non vengano colpiti da modifiche (in senso deteriore) delle condizioni giuridiche ed economiche in base alle quali sono stati effettuati.
I vizi di costituzionalità, sussisterebbero anche nell’ipotesi in cui venisse prolungata la durata dell’incentivo, a compensazione della riduzione del suo valore. Secondo l’autorevole costituzionalista, infatti, “un credito non ha lo stesso valore quale che sia il tempo in cui viene soddisfatto”. Inoltre, se l’investimento (come accade nella maggioranza dei casi) è finanziato da un credito bancario, la misura, incidendo autoritativamente su tale rapporto, potrebbe rendere impossibile per i produttori far fronte agli impegni assunti con gli istituti di credito.”

AssoRinnovabili ha inoltre scritto alla Commissione Europea chiedendo l’apertura di una procedura di infrazione contro lo Stato Italiano per violazione della Direttiva 2009/28/CE che fissa i target europei per lo sviluppo delle energie rinnovabili.

Il Parlamento Europeo si è già espresso in merito alle modifiche retroattive ai meccanismi di sostegno, invitando gli Stati membri ad annunciare sempre qualsiasi adeguamento dei regimi di sostegno alle rinnovabili e a procedere ad ampie consultazioni con le parti interessate con largo anticipo. La stessa Commissione Europea, come ricorda Re Rebaudengo, ha condannato con fermezza “l’adozione di misure retroattive da parte degli Stati Membri, quale strumento di incertezza e fonte di danno per gli operatori”.

Le reazioni alla sentenza della Corte Costituzionale

Le associazioni di categoria e gli operatori del settore erano sicuri di avere la vittoria in mano e di vedersi riconoscere il diritto al conguaglio di quella parte di tariffa incentivante che ad oggi non gli viene più riconosciuta proprio a causa dello spalma incentivi.

AssoRinnovabili ha già annunciato di voler procedere con nuove azioni legali per difendere gli interessi dei produttori fotovoltaici italiani.

Anche Italia Solare contesta la sentenza della Corte Costituzionale, con le parole di Paolo Rocco Viscontini, Presidente dell’associazione: “Contestiamo la decisione della Corte Costituzionale, che non solo non condividiamo ma che ci sorprende. D’ora in avanti non ci potrà più essere fiducia nelle leggi dello Stato sulle quali cittadini e imprese fanno delle scelte di investimento. Abbiamo notizia di diversi investitori che all’indomani della decisione della Corte Costituzionale hanno deciso di interrompere le loro attività in Italia. Aspettiamo le motivazioni per capire le ragioni che hanno portato a questa scellerata e ingiusta decisione, ma rimane il fatto che in Italia gli operatori del fotovoltaico e proprietari di impianti sono costantemente sotto attacco, da ogni livello istituzionale.”

Secondo Italia Solare, infatti, la Corte Costituzionale non ha tenuto in considerazione quelle migliaia di realtà aziendali che con il taglio degli incentivi si sono trovate in serie difficoltà, non riuscendo a rimborsare le rate alle banche. Si è dimenticato che i produttori di energia da fonte fotovoltaica non sono “speculatori”, ma coloro che hanno permesso all’Italia di raggiungere gli obiettivi vincolanti di produzione di energia da fonte rinnovabile stabiliti dall’Unione Europea.

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